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Percorso

Anche mio padre era stato contagiato dalla malaria

Scritto da Giacinto Bonan

Negli anni 30 il lavoro non cera, e se c’era veniva data la priorità agli appartenenti del partito al potere, (qui da noi venivano chiamati quelli con il cinturone nero) mio padre  che era contrario al regime fascista, come molti altri, non trovando lavoro, andò a lavorare nelle bonifiche puntine, l'obiettivo era avere un lavoro per poter mantenersi e guadagnare qualcosa anche per la famiglia numerosa, (6 fratelli orfani di madre) le condizioni di quei tempi erano disperate quasi per tutta la popolazione.

La promessa del regime di allora era che a opera compiuta; ai lavoratori della bonifica, veniva data la possibilità di coltivare i terreni bonificati, (a sistema di mezzadria) cioè metà del raccolto lo tratteneva il contadino, e l'altra metà veniva consegnata allo stato e al consorzio di bonifica. Considerati i tempi c’era la possibilità di mantenere la famiglia. Purtroppo per mio padre, dopo essere stato contagiato dalla malaria è stato costretto a tornare a casa. Da allora è passato molto tempo; pero il 5 settembre è stata data la terribile notizia del decesso di una bambina di 4 anni causato dalla malaria (chiedo scusa ai genitori e ai famigliari per aver fatto uso di questa tragica notizia e offro loro la mia vicinanza) però fino poco tempo fa eravamo tutti convinti che certe malattie infettive (grazie alle vaccinazioni e un'igiene pubblica più avanzata)  fossero pressoché sparite, mentre da un po’ di tempo ahi me sono tornate (non in numeri importanti ma comunque creano un po’ di apprensione alla cittadinanza e in special modo alle famiglie; e tra ammissioni e smentite non ci è dato da capire con certezza cosa stia succedendo e dové che abbiamo sbagliato. Considerato che non mancano, né studiosi né statistiche e neppure gli scienziati, sarà mai possibile avere delle risposte senza la colorazione politica, (di convenienza) cioè semplicemente una risposta scientifica? Sulle cause di questo regresso, già sono iniziate le risposte durante le trasmissioni televisive, la prima è la zanzare killer è arrivata con le valigie, seconda ipotesi: il contagio è avvenuto all' ospedale di Brescia, credo che i cittadini abbiano il sacrosanto diritto di capire senza giri di parole, e non solo per questo doloroso caso ma per tutto ciò che succede alla popolazione.
Da tempo si va dicendo che certe malattie ci vengono trasmesse dagli invasori del 21esimo secolo (chiamati migranti) i quali ci costano 14.000,00 euro l'anno per ogni uno di loro, costo giornaliero è di euro 35+ 2.50 di spese personali, l'abbonamento telefonico che non si sa quanto costi, qualora non gli venisse riconosciuto lo status di rifugiato, ha il diritto di presentare ricorso presso uno studio legale 500 euro  (pagherà lo stato Italiano) e se il ricorso andasse male, potrà ricorrere in cassazione e a pagare sarà sempre lo stato Italiano, cioè il centro di identificazione, è gestito dallo stato  Italiano,   il quale, dalle informazioni date, non ritiene che la persona abbia il diritto, dello status di rifugiato e lo stato paga perché faccia ricorso; contro se stesso, scusatemi, se a un cittadino Italiano viene contestato di non avere pagato le tasse, lo stato gli paga l'avvocato per fare ricorso contro se stesso? Allora è vero che i migranti hanno più diritti di noi.

I ricorsi nel più dei casi sono la farsa di una commedia che fa piangere la gente per bene; il clandestino si fa seguire dal mediatore culturale (persona senza arte né senza parte pagata dallo stato) troverà il pretesto di non parlare la nostra lingua, il mediatore racconta la fiaba al Giudice (compiacente) che con un pretesto qualsiasi, che nel più dei casi, accetta le attenuanti e il gioco è fatto. Ai non aventi diritto viene intimato di tornarsene al proprio paese (cosa che puntualmente non fanno) e cosi rimangono nel nostro paese vagabondando e vivendo di espedienti, qualcuno lavorando in nero, qualche altro fa il pusher altri rimangono qui a delinquere, già tanto dall'Italia non se ne vanno e gli stati membri non li vogliono perché l'Italia ha sottoscritto il trattato di Dublino il quale recita che lo straniero che sbarca in un paese, appartiene a quel paese. Ora attraverso le assunzioni pasticciate stanno facendo una mega sanatoria, e dal primo di gennaio potranno accedere al reddito di cittadinanza; sempre che ci sia la copertura finanziaria, altrimenti aumenteranno il debito pubblico. Oppure andranno a chiedere aiuto ai comuni di residenza, i quali non sanno più che Santo invocare, cioè lo stato gioca allo scaricabarile.

Ci raccontano che sono diminuiti i disoccupati e non è vero, l'unica cosa che aumenta è il debito pubblico.

Ora ci viene detto che gli hot spot saranno operanti nei paesi di provenienza e dintorni, come sarà possibile controllare 6800 chilometri di coste? Quando anche con il sistema di prima, molti sfuggivano ai controlli, degli hot spot sbarcando in altri luoghi fuggendo da ogni controllo, per esempio costoro potrebbero essere dei terroristi con documenti falsi e parecchi nomi di convenienza e con precedenti penali a non finire.

Il presidente degli stati uniti d' America ha ragione nel dire che questi non li ferma nessuno, ameno che non si costruisca un muro,(nel caso nostro) lungo 6800 chilometri; qualcuno dirà che è troppo costoso, a lungo andare finirebbe di costare meno di quello che ci costa ora e che ci costerà nel futuro, solo i muri funzionano tutto il resto sono chiacchiere da buontemponi, con motivazioni da campagna elettorale, già in corso.

L'invasione deve finire al più presto o saremo rovinati e senza possibilità di ritorno; con tutto il rispetto per il popolo della Germania del Est il muro, per quelli che erano gli obiettivi dei comunisti ha funzionato, anche se non doveva esserci, (perché il popolo Germanico aveva il diritto di rimanere unito) lo sbarramento sulla via Balcanica funziona, da Calais non passa nessuno, a Ceuta e Melilla non passano più, dunque tutto considerato il muro potrebbe essere la soluzione, considerato che dicono che costerebbe troppo; ( PROVOCAZIONE) qualcuno ha provato a fare il conto di quanto costerebbe al chilometro? ( naturalmente il muro dovrà essere munito di varchi controllati )se consideriamo quanto spendiamo per l' accoglienza annualmente quanti chilometri di muro si potrebbero fare con quella cifra? se consideriamo che tutti dicono che cercano lavoro, potremmo assumerli sul posto per la costruzione del muro, saranno salariati e ci costeranno i stessi soldi che ci costano nei centri di accoglienza, e si integrerebbero molto piu facilmente; e se non fossero d'accordo, li rimandiamo ai loro paesi, perché se non vogliono lavorare, significa che sono mal intenzionati e non perseguitati o bisognosi.

Sono certo che molti diranno che e` una proposta razzista, invece considerato che ce pochissimo lavoro anche per la nostra gioventù, li assumiamo con contratto a termine per un'anno, e se si comportano bene diamo loro il permesso di soggiorno e il benvenuto, cosi che coloro che vengono per fare i vagabondi, torneranno al loro paese, perché noi di sfaccendati non ne abbiamo bisogno e molti di loro vedendo che facciamo sul serio, saranno scoraggiati già prima di partire. ( la canzone di Adriano Celentano recitava chi non lavora non fa l'amore).

Tornando a noi il ministro del buonismo Minniti ha già cambiato idea propone il ricongiungimento famigliare per per i parenti dei clandestini al fine di permettere loro una migliore integrazione, tutto ciò accompagnato da alloggio e lavoro, (mentre la nostra gente bisognosa non sa come tirare avanti, e i cervelloni pensano ai clandestini  come se gli Italiani bisognosi non esistessero) beati i comunisti nostrani che non temono le rivoluzioni. In quanto all' integrazione invece di avere il singolo clandestino da integrare, avremo famiglie intere  e cosi in poco tempo, avremo i ghetti nostrani, seguendo la teoria del " dividi et impera" .I comunisti non cambiano mai, "il lupo perde il pelo ma non il vizio," sono come la fenice, si rigenerano per castigare l' umanità poco attenta e credulona.
Spero che nessuno mi rinfacci per non averlo detto per tempo.